{ Gionni's net board }

..:: Pensieri a denti stretti ::..


Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma poi tutta una vita per dimenticarla

Charlie Chaplin


Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

un pensiero di Gionni inserito il 10/02/2007 alle 12:47:48, nella sezione Politicando, e linkato 853 volte.

In quanto cattolico praticante io mi sento un po' a disagio e in disaccordo su tutto sto parlare di Pacs e cose simili. Che per dargli un nome più simpatico, son diventati Di.Co.

Che dire...

Alla fine con sti Di.Co., e non lo dico solo io, hanno creato una versione light del matrimonio civile, già esistente nella nostra legislazione... però, sarò ottuso, sarò scemo, saranno le pillole. Non ne riesco a capire l'utilità. E lo Ri.Di.Co. Insomma, alla fine abbiamo fatto la nostra solita italianata, che finirà con la solita italianata e altro giro altra corsa.
Ma soprattutto, di tanti problemi che abbiamo in Italia, debito pubblico, servizi che vabbè.... lasciamo stare, un terrorismo extraparlamentare estremistico di destra e di sinistra che serpeggia, una compagnia aerea che stiamo regalando in giro a pizzichi e bocconi, le ferrovie con un buco di investimenti tale da decidere se far circolare i treni o ristrutturare le infrastrutture, noi pensiamo a un problema marginale che su 57 milioni di abitanti, riguarderà si e no, e mi tengo molto largo, 3 milioni di persone.
Il paese sarà impazzito,
ma il governo non scheza.
E soprattutto dove sta la differenza dal matrimonio civile o i Di.Co.? Penso che alla fine la procedura e la cerimonia sia la stessa. Le sposine vorranno lo stesso l'abito bianco, però... non spendi nulla di avvocato quando le cose non vanno più? Geniale!!!
Allora bastava abolire o ridurre le procedure di divorzio, e fare come in altre nazioni nelle quali vige un regime teocratico, dove basta scrivere una bella lettera in cui si rinuncia alla consorte (alta considerazione del matrimonio e soprattutto della donna....) e tutto è finito lì.
Poi ci lamentiamo della perdita di valori, di Catania, e della scristianizzazione dell'occidente. Ma siamo seri va!
Almeno la Chiesa Cattolica ci crede e ribatte e insiste sul matrimonio religioso, perchè è uno dei sui sacramenti. Uno dei più importanti perchè presuppone la procreazione e la conservazione della specie. O l'apocalisse è vicina.
Penso abbiate capito il senso del discorso.

 
un pensiero di Gionni inserito il 03/02/2007 alle 15:41:37, nella sezione Variazioni sul tema, e linkato 1678 volte.

Quanto accaduto ieri è ridicolo, assurdo, paradossale, inconcepibile. E Catania è stato soltanto l'ultimo di una fin troppo lunga serie di eventi.

Siamo in guerra e neanche lo sapevamo.


Foto tratta da Gazzetta.it
La morte dell'ispettore Filippo Raciti ieri a Catania deve far riflettere. Ma riflettere veramente, non scatenare solamente il solito blablabla mediaticoche si sta leggendo in giro in queste ore. E' mai possibile morire perchè un gruppo di facinorosi decerebrati e probabilmente con seri problemi psichici vain giro armati in assetto di guerra con l'unica intenzione di uccidere? Questa e guerra, e, qui voglio provocare, in queste situazioni è INDISPENSABILE tornare alle ordinanze decretate durante gli anni di piombo. Colpo in canna e sparare ad altezza d'uomo. Perchè con certa gente che non ha la minima conoscenza della vita e del suo rispetto, a cosa serve rispettarli e tutelarli limitandosi ad una carezza con un manganello?

E' vero, quanto ho detto va contro la mia profonda morale cristiana, va contro ogni mio concetto di rispetto della vita umana. Ma... ma... ma la rabbia è forte. Diciamo di vivere in democrazia, e viviamo invece in un regime di terrore che non viene dai palazzi del potere, sennò saremmo in dittatura e forse tutto ciò non sarebbe mai accaduto. Tutta questa violenza viene invece dal profondo del disagio sociale e, lasciatemelo dire, mentale. Un pericoloso fuoco che viola ogni libertà umana. Troppa democrazia che sta instaurando una violenta dittatura sociale.
Bisogna avere paura ad andare allo stadio, a frequentare luoghi affollati, a prendere la metropolitana, ad uscire la sera. Perchè chi ci tutela muore, e chi invece dovrebbe pagare per le proprie colpe, anzi, va in giro anche a vantarsene. E poi... e poi, altri decerebrati che osannano la morte di Raciti come una forma di vendetta per la morte di un altro che se l'è veramente cercata, proclamandolo quasi un martire di non so quali ideali folli.
Si può morire per la Fede, ma è inconcepibile morire perchè te lo dicono altri.


Foto tratta da Gazzetta.it

Il campionato 2006-2007 deve finire qui, nessuno scudetto assegnato, nessuna squadra nelle coppe europee. A pagarne saranno le società e gli ultras onesti, è vero. Ma è anche da loro stessi che deve partire un segnale di repressione. Per allontanare chi va allo stadio per UCCIDERE.
Il calcio potrà riprendere solo dopo un profondo cambiamento, una vera e propria rifondazione. Come in Inghilterra. Dove non esistono recinzioni, il tifo è tifo e non antagonismo e violenza.
Loro ci sono riusciti, sono così più avanti di noi?
Sennò torniamo ai circhi romani. Facinorosi e violenti al centro dell'arena che si massacrano, con licenza di uccidere. Ne rimarrà vivo solo uno. E il pubblico deciderà poi la sua sorte.
Ne sono certo, sugli spalti nessun tafferuglio, il primo che si azzarda finisce nell'arena.

Che giorno triste, vi lascio con una riflessione di Mario Sconcerti: Una notte già scritta

 
un pensiero di Gionni inserito il 24/01/2007 alle 13:10:18, nella sezione Appunti di pazzia, e linkato 1163 volte.
Riprendo a scrivere dopo 4 giorni di blocco totale e di difficoltà nel portare avanti qualsiasi tipo di lavoro, dal più facile al più complesso. Tralasciando così sia cose personali che impegni di lavoro. Una brutta faccenda che mi ha portato un ulteriore nervosismo. Una specie di effetto catena che in particolar modo ieri mi ha trascinato in una fase di apatia e voglia di fare nulla veramente deleterea.
 
Entriamo nel dettaglio, partendo dalla giornata di sabato, forse sotto un certo aspetto la giornata di passaggio durante la quale sono passato da una fase propositiva alla fase di abbandono totale.
 
Preso un po' dall'euforia del finesettimana, della possibilità di svuotare un po' la testa, organizzo la giornata con un po' di impegni da portare a termine. Piano piano, uno per volta li porto a conclusione con allegria, positività e voglia di fare, che a sua volta mi da il desiderio di riprendere le redini della situazione e dare finalmente una smossa alla mia vita.
Ma la speranza ha vita breve. Già dal tardo pomeriggio, un po' di stanchezza, e qualche discussione non desiderata, mi porta ad un radicale cambiamento d'umore. Piano piano riecco affiorare il pessimismo, la voglia di non far nulla, il desiderio di staccare da tutto e da tutti, fastidio e difficoltà nel relazionarmi. Una recondita necessità di isolamento. E questa situazione di malessere ingenera altro malessere. Finisco la giornata malamente con i preavvisi dei miei recenti malanni. Situazione che affronto buttandomi sul letto e rimanendo in una specie di trance. Con la testa tra le nuvole, ma cosciente di quello che mi accade attorno. Dopo circa due ore decido di mettermi definitivamente a dormire.
 
La mattina di domenica non è delle migliori. Mi sveglio di pessimo umore, con una contrattura generale di tutti i muscoli. Ho fatica a muovere le braccia e una pesantezza infinita alle gambe unita ad un fastidioso dolore muscolare. Spero dentro di me che la giornata vada a migliorare, anche in previsione della gioiosa riunione di famiglia. Ammetto che è stato dura rimanere gioviale e sorridente quando in realtà l'unica cosa che avrei voluto era fuggire via. Permane il blocco mentale. E nonostante il mio block notes mi ricordi tutte le piccole cose da portare avanti, io mi ostino a non fare nulla. O peggio, continuo a non riuscire a fare nulla. Finisco a dormire unicamente perchè ricorro nuovamente alle gocce, ma la notte non trascorre serena. I dolori muscolari e l'agitazione che mi porto dentro, mi rendono difficoltoso il sonno, e il lunedì mattina si presenta in modo drammatico. Non ho voglia di andare a lavoro. Non ho il desiderio di impegnarmi o di cercare di occupare la mia mente in qualcosa di produttivo. E le gambe continuano a farmi veramente male.
La situazione di malessere si protae anche nei giorni successivi, con un forte fastidio anche nello stare in stanza, una grande agitazione che mi fa più volte scattare dalla sedia e mi costringe a camminare per i corridoi. E difficoltà nel relazionarmi con i colleghi, nell'affrontare qualsiasi situazione o difficoltà. L'unica mia reazione e guardare. Senza riuscire a dare una risposta seria e concreta. Solo sguardi.
Una situazione che mi umilia e mi affatica mentalmente.
Un senso di totale impotenza.
Anche con persone a me care ho difficoltà a relazionare. Non riesco a programmare o a decidere. Vorrei averle vicino e invece mi ritrovo ad allontanarle, a fuggire la loro mano e il loro tentativo di aiutarmi.
La sera continua ad essere difficile, attacchi di ansia mi prendono poco prima di andare a dormire. Mi ritrovo semi-incosciente sul letto. E a notte fonda riesco finalmente e mettermi sotto le coperte. Ma non dormo sereno, l'agitazione la fa da padrona. E mi risveglio già stanco.
La cosa più brutta e drammatica è stata questa mattina, quando uscito di casa, ho cercato di fare i circa 300 metri che mi separano dalla fermata del treno, a passo di corsa, per cercare di scaricare un po' la tensione. Ma a parte il dolore muscolare è stato drammatico accorgermi che le gambe non rispondevano alla mia richiesta. Pesantissime, quasi bloccate, il massimo che riuscivano ad esprimere era un passo svelto. Non ripondevano più. Erano loro a decidere.
Ho avuto paura.
Il panico che anche il mio corpo iniziasse a non rispondere più alle mie necessità. Ho viaggiato in piedi sentendo le gambe quasi un corpo estraneo.
E in ufficio la giornata non è serena. Solite sensazioni, solite difficoltà. Ed io che non riesco a ragire. Dovrei parlare, discutere, ma non ne ho la forza. Ho difficoltà nell'affrontare una qualsiasi persona. E mi chiudo a riccio, mentre l'agitazione dentro me mi costringe a farmi forza per non rimanere vittima dei miei consueti attacchi, che sento fin troppo imminenti.
 
Mi sento veramente in difficoltà.
 
un pensiero di Gionni inserito il 19/01/2007 alle 17:44:24, nella sezione Appunti di pazzia, e linkato 977 volte.

La giornata ancora non volge al termine, ma io sinceramente vorrei essere già due ore avanti. Probabilmente oggi ho già raggiunto il livello di saturazione, come ben evidenzia la mia gambetta in continuo movimento. Evvabbè!

Veniamo nel dettaglio con gli appuntini della giornata.

Una giornata al lavoro piena, con molte cose da sbrigare, anche personali. Convivo con una costante paura di sbagliare e un leggero fastidio per ogni osservazione o puntualizzazione negativa.
Il desiderio più grande e forse anche una tentazione inconscia in queste fasi, è quella di mollare tutto andare via e concentrarmi unicamente alle mie passioni. Rimane sempre però un mai sopito e velato desiderio di abbandonarsi veramente al nulla più assoluto. Conseguenza di tutto questo, un bel mal di testa. E tante cose da fare che si accumulano e devono essere affrontate.
A questa già tranquilla situazione, inseriamoci
un errore sul lavoro. Consideriamolo errore, ma la sua valutazione può variare a seconda delle sfaccettature e dei punti di vista. Per me, personalmente, è soltanto la naturale conseguenza di una mancanza di comunicazione tra gli uffici. Ma l'arroganza di terze persone nell'affrontare la situazione, mi suscita rabbia, fastidio, una grande delusione interna legata a nervosismo e un po' di timore per chissà quali effetti possano scaturirne. Errare umanum est, ma a volte sembra che non si debba mai sbagliare. Io ho una intelligenza umana, quando verrò dotato anche di una artiiciale ne riparleremo. Questa situazione scatena in me una voglia, repressa, di reagire, di rispondere a tono esigendo rispetto per la persona oltre che per il collega. Invece nessuna azione, un vuoto mentale e un blocco nella volontà di agire che lasciano cadere così ogni sensazione ed emozione. Che rimangono comunque a covare al mio interno, ingenerandomi nervosimo e fastidio.
Sempre maggiore la voglia di andare a casa.
La giornata è composta da più situazioni e noi siamo pronti a viverle.
Riesco a portare a termine una prima fase di un lavoro ho preso sulle spalle da qualche mese e nel quale sto lavorando da solo. E' una mia piccola creatura e dopo averla fatta crescere, sapere che sta per iniziare a muovere i suoi primi passi, mi da soddisfazione, fiducia e voglia di proseguire lungo quel sentiero. Da condividere purtroppo con altre strade meno piacevoli.
Questa piccola nota positiva mi ridà un po' il sorriso, e mi ha permesso nel frattempo di portare a conclusione alcune piccole cose che mi ero lasciato arretrato. Le montagne da scalare stanno ancora qui davanti, e non credo che oggi affronterò grandi pareti. Al massimo mi porto avanti fino alla fase successiva.

Se nelle prossime due ore non arriva l'Apocalisse.

 
un pensiero di Gionni inserito il 18/01/2007 alle 18:51:40, nella sezione Appunti di pazzia, e linkato 1037 volte.

Nuova sezione dove archivio pensieri e riflessioni così come indicatomi dal medico. Quindi, non vi preoccupate o angosciate per me se leggerete delle mie follie o angosce. O al massimo gioite con me se ci saranno riflessioni felici o di buon umore.

Ma entriamo nella giornata, seguendo lo schema assegnatomi, affrontando Situazioni > Emozioni > Pensieri > Azione.

E' la solita monotona e fastidiosa giornata di lavoro, con i soliti alti e bassi e ghirigogoli stilistici. E troppe cose da fare, a volte senza senso. Forti le sensazioni di fastidio e agitazione, che mi condizionano fortemente sui miei impegni. Primo sintomo di quella sequenza che mi porta poi alla crisi di ansia. Ma cerco di mantenere un po' di autocontrollo. Come conseguenza causa/effetto, ecco che vien fuori un blocco mentale che mi impedisce di lavorare, riflettere o impegnarmi per alcune decine di minuti. con una paralisi lavorativa e forte difficoltà nel ripartire e nel concludere tutto quello che era stato avviato.

Qualche minuto, training, svuoto la mente e passa il blocco, anzi, per alcuni minuti, come un fiume in piena, riesco a riprendere al 100% la gestione del lavoro. Per poi scemare piano piano in attesa che giunga la sera.
Fattore comune che mi accompagna giorno per giorno da alcuni mesi.

E domattina si ricomincia. Vedremo che succederà.
Gli aggiornamenti ovviamente on Gionni's net board!

 
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 Euforia bianca...... di Gionni

Briciole di Briciola


Commenti


che bello
21/11/2009 alle 15:44:00
un pensiero di Anonimo
"Capita spesso - spiega Ghezzi ...
28/10/2009 alle 07:49:23
un pensiero di Luigi
aggiornare!!!! ^___^
26/08/2009 alle 09:14:38
un pensiero di Mik
scusate, ma sono totalmente dal...
29/05/2009 alle 19:45:48
un pensiero di Mik
non mi piace
29/05/2009 alle 19:43:26
un pensiero di Mik
smk
15/05/2009 alle 07:23:40
un pensiero di Fù
Se vero che Dio vede e provve...
11/02/2009 alle 12:44:33
un pensiero di Omar
La gente nega quella catastrofe...
10/02/2009 alle 20:07:01
un pensiero di Fù
Ma parli del babbo o della Elua...
10/02/2009 alle 20:03:28
un pensiero di Fù
Posso aggiungere un altro "Omar...
10/02/2009 alle 01:58:24
un pensiero di Omar
Secondo me viviamo in uno stato...
10/02/2009 alle 01:32:12
un pensiero di Omar
condivido le tue sensazioni, mi...
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